International Moth

Una barca di 30Kg di peso con una superficie velica di 8 metri quadri. Uso di tecniche di costruzione avanzate e materiali di costruzione come i compositi ed il carbonio. Ottimizzazione dei profili di timoni e derive e degli scafi. Questo cocktail da come risultato una vera formula 1 delle derive.

Dati tecnici
Length overall: 3.355 m
Beam: 2.250 m
Max. luff length: 5.185 m
Max. mast length: 6.250 m
Hull weight: Unrestricted, general weight range 10-20kgs
Sail area: 8m
Yard Stick: 104
Restrictions: Multihulls, trapezes, moveable seats and sailboards are prohibited.
Optimum skipper weight: 60-80kgs
Advertising: Category C (Unrestricted)

International Moth, una storia di successo contro corrente

Il “Moth” è la più rivoluzionaria barca a vela di tutti i tempi, ha una storia quasi centenaria, migliaia sono gli appassionati che usano, in regata o anche solo per diletto, questa incredibile barca.

I più forti velisti del mondo navigano o hanno navigato in moth. Campioni olimpici, di classi One Design, di Coppa America come di regate oceaniche hanno completato la loro formazione su questi incredibili scafi. Molti di loro sono stati i protagonisti delle scorse Olimpiadi di Londra e del Campionato Mondiale Moth a Campione del Garda a fine agosto 2012.

Tra i più noti atleti che regatano con il Moth:

  • Scott Babbage (Modaglia d’oro per i 49’er a Londra 2012, campione mondo 29er, 2 volte campione mondo 18 piedi australiani, …),
  • Tom Slingsby (Più volte campione del mondo Laser e medaglia d’ora Laser a Londra 2012)
  • Simon Hiscocks (bronzo alle olimpiadi nella classe 49er, america’s cup),
  • John Harris (campione del mondo Moth, campione del mondo 18 piedi australiani),
  • Robert Greenhalgh (vincitore Volvo Ocean Race, Campione del mondo di 14 piedi, 18 e extreme 40) ,
  • Simon Payne (più volte campione del mondo ed europeo Moth),
  • Brad Funk (velista olimpico),
  • Charlie Mckee (campione del mondo 49er, bronzo olimpico in 470 e 49er),
  • Bora Gulari (campione del mondo moth world champion, nazionale Melges 24),
  • Pietro Sibello (velista olimpico classe 49er),
  • Stefano Rizzi (America’s Cup, Volvo Cup, The Race)

Una barca che “vola a un metro dall’acqua”, con “velocità da brivido” persino per alcune barche a motore figurarsi per una barca a vela. Ha eventi competitivi in tutto il mondo a cui partecipano centinaia di partecipanti.

Questi sono alcuni dei motivi per cui tutti i media moderni si interessano senza riserve al Moth. Non solo carta stampata e web specialistico ma televisioni e canali satellitari sono sempre accreditati alle principali competizioni. Sponsor spesso al di fuori del mondo della vela patrocinano i campionati mondiali europei e nazionali, sempre gremiti di partecipanti, pubblico e giornalisti di ogni media per redigere cronache che interesseranno audiences insperatamente ampie.

Un po di storia

La nascita del moth e dell’organizzazione di una classe che ne regolasse la costruzione e le competizioni risale al 1928. In australia e negli Stati uniti si diffondono alcune piccole barche facili da autocostruire, per coincidenza le barche americane avevano le stesse dimensioni base di quelle australiane ad eccezione della superficie velica che èra sensibilmente differente. Le barche australiane erano chiamate “Inverloch Eleven Footer” quelle americane più semplicemente “Moth”. Gli americani diffondono velocemente la classe e registrano un’organizzazione che ne regoli la costruzione ed organizzi competizioni dedicate, è il 1932 e negli stati uniti nasce la “National Moth Boat Association”.

Nel 1933 una rivista america, The Rudder, pubblica un articolo in cui si fanno notare le similitudini tra la barca australiana e quella americana. Gli australiani notano l’articolo ma rilevano la differenza reale della superfice velica, minore sulle barche americane di ben 1,2 metri quadrati, ma l’appeal del nome, semplice e che gira bene in bocca, Moth, fa decidere gli australiani di cambiare il nome della classe dal ruvido “Inverloch Eleven Footer” al morbido “Moth”.

Per trent’anni in due posti agli antipodi l’uno rispetto all’altro, crescono due flotte diverse, si sviluppano concetti e le due classi prolificano con pari successo in america come in australia.

Ad aggiungere particolarità alla “grande coincidenza” anche in Gran Bretagna nel 1930 nasce una piccola barca a vela e oramai impossibile stabilire se fosse una coincidenza o meno ma il nome di questa barca è appunto “Moth” dall’inghilterra dove viene fondata la “British Moth Class” lo scafo prende piede anche nel resto dell’europa e nel dopo-guerra la classe si diffonde capillarmente evolvendo e cambiando le regole aderendo a quelle della Moth Class americana che si costituisce quindi in IMCA “International Moth Class Association”, la sigla dell’attuale associazione di classe.

Nel 1965 l’IMCA promuove la fusione della classe euro-americana con la classe australiana. Il processo di fusione dura sino al 1972, ciò che ne nasce è una classe velica co regolamento a “restrizione”, pochi parametri sono fissati e questo lascia chance ad i costruttori di sviluppare la propria barca secondo le diverse culture ed esperienze, sara in acqua che si capirà quale sviluppo porta più lontano.

Gli armatori di un modello particolare di Moth, molto diffuso in europa, disegnato nel 1963 d Aloïs Roland ed appunto chiamato “Moth Europa”, decidono di slegarsi dall’IMCA e costituire classe velica a se utilizzando per la costruzione esclusivamente i disegni originali costituendo quindi una classe “One Design” ed allontanadosi dal modello evolutivo della classe a restrizione dell’IMCA. Dal 1992 al 2004 il Moth Europa, figlio quasi quarantenne della classe International Moth, è classe olimpica come singolo femminile.

Nel 1970 ad opera di appassionati svizzeri il moth vede crescere le proprie “ali”, non quelle che gli permetteranno di volare come fa oggi ma in sistanza due terrazze che permettono all’equipaggio di contrastare in maniera più efficente la resistenza laterale al vento che fa inclinare la barca sottovento.

Nel marzo del 1972, a Cabbage Tree Creek vicino a Brisbane, nel Queensland, in Australia, il “pioniere” P. Frank Raisin riesce, per la prima volta nella storia della vela, a far sollevare su dei rudimentali foils in legno un moth. In 15 nodi di vento il Moth di Raisin sfreccia più veloce del vento, a detta dello stesso raisin, a velocita simili ai “Foiler Moth” della generazione dal 2002 al 2005.

Dobbiamo arrivare al 2001 perchè i vari costruttori sviluppino un sistema di foils efficente ed affidabile, ed è Brett Burvill che costruisce il primo moth a “due gambe”, con foils inseriti in timone e deriva che permettono alla barca di sollevarsi ed accelerare con lo scafo completamente fuori dall’acqua. Questo sistema di foils, in seguito perfezionato da John Ilett conGlen Oldfield prima e da Andrew Mc Dougal poi, è quello tuttora in uso ed è inbattuto per efficenza ed affidabilità.

Dal 2001 al 2005 il “foiler” vanno mietendo successi ed i “low rider”, ossia come vengono chiamati i moth senza foil, iniziano a scomparire dalle competizioni a favore dei Foiler di Hungry Tiger e Fastacraft che sino al 2006 dominano la scena e possono definirsi la prima generazione di foiler, con T foils su derina e timone, e sistema di controllo dell’incidenza dei flaps per entrambe i foils, manuale per il timone ed automatico per la deriva.

La seconda generazione di Moth Foiler nasce nel 2006 con il Bladerider progettato da Andrew McDougall e migliora drasticamente dal 2009 con il Mach 2 sempre nato dal genio tecnico di Amac (come è universalmente chiamato Andrew McDougall)

Oggi il moth è una piccola barca che tocca acqua solo con gli idrofoils (ali di sostentamento, simili ma più evolute di quelle degli aliscafi) e grazie a questa peculiarita sono in grado di sviluppare velocità inimmaginabili per una barca a vela tradizionale. Una barca di 30Kg di peso con una superficie velica di 8 metri quadri. Uso di tecniche di costruzione avanzate e materiali di costruzione come i compositi ed il carbonio. Ottimizzazione dei profili di timoni e derive e degli scafi. Questo cocktail da come risultato una vera formula 1 della vela.

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